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01/04/2004 Ridatele il Suo Viso
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Storie atroci di donne sfigurate per stupida crudeltà: un getto d'acido per distruggere un volto e una vita. Dagli orrori familiari di un mondo lontano parte la straordinaria impresa di Clarice Felli, un'italiana coraggiosa e tenace: Ha creato una rete di medici, ha coinvolto politici di ogni parte, professionisti di qualità, ha sollevato uomini e cuori per recuperare alla vita quelle povere vittime dell’ignoranza più spietata.

Ogni anno centinaia e centinaia di giovani donne vengono inesorabilmente sfigurate con l'acido. Accade soprattutto in Bangladesh, in Pakistan, in Nepal, in India. Da qualche decennio la rottura di un fidanzamento, la ribellione ad una prepotenza, la disobbedienza ad una costrizione, possono costare ad una donna una punizione orribile; 1' "acidificazione". Una vendetta atroce, una violenza terribile che toglie la speranza, ruba la bellezza, distrugge per sempre la vita. Non è nemmeno possibile ipotizzare il numero delle persone colpite. La maggioranza delle donne sfregiate vive nelle zone rurali, dove nessuno denuncia queste tragedie e dove le violenze restano nascoste tra le ombre più scure, gelosamente custodite da clan e tribù. Quel poco che emerge scopre un mondo di barbarie che non ha eguali e non ha giustificazioni. Volti di bambine, giovani sorrisi, sguardi misteriosi e dolci di donne, arsi e contorti come ceppi nel fuoco. Visi freschi e ridenti tramutati in maschere atroci che nascondono l'anima non ancora sbocciata. Sagome sfigurate emerse da antiche tragedie per rappresentare inutili crudeltà, per raccontare di nuove colpe e di nuove paure che tormentano il cuore e la coscienza. Eppure, dal buio e dalla barbarie, nascono e fioriscono ancora nuove speranze e nuovi sorrisi.
Clarice Felli, romana, imprenditrice, due figli, nel 2000 ha fondato l'associazione "Smileagain" con la missione di ricostruire i volti deturpati e la vita distrutta di queste ragazze. Clarice non parla di sé. Non le interessa e non vuole: "La mia è una vita normale. Sono una madre, lavoro e mi occupo della mia famiglia. Non ho nulla da raccontare". Non è così. E' una donna che con una semplicità disarmante, quando ha scoperto le storie di queste giovani, è partita per il Bangladesh, poi per il Pakistan, per portare il suo aiuto. Nasce un'avventura straordinaria che si apre, come un grande fiume, a raccogliere lungo il percorso tragedie, gioie, vite ed anime. Ha conosciuto alcune delle ragazze sfigurate dall'acido, se le è portate in Italia, a casa sua, ed ha incominciato a fare "miracoli". Ha creato una rete di medici, ha convinto politici, amministratori e professionisti, ha coinvolto istituzioni pubbliche e privati cittadini organizzando fazione di recupero fisico e morale delle ragazze sfregiate, costruendo per loro quel futuro che era stato cancellato per sempre. "Mi sembra importante che un paese ricco come il nostro, dove donne e uomini possono permettersi il lusso di migliorare il loro aspetto con la chirurgia plastica anche per capriccio, partecipi al recupero di queste donne deturpate".

COM’ERA ALLEGRA LA BELLA TAHMINA
Così scopriamo la storia di Tàhmina. Tahmina bellissima. Tàhmina splendida nel suo sari. Tàhmina sorridente di giovinezza e di gioia nel camice bianco di assistente ospedaliera. Tàhmina "prima dell'acido". E' l'album delle fotografie. Tàhmina lo porta sempre con sé, forse per convincersi e convincere che quella bella ragazza è proprio lei, che quell'immagine fresca e giovane è la sua. Questo viso sfigurato no, non è il suo: è un brutto sogno, un incubo che finirà al risveglio. Tàhmina vive a Naakami, in Bangladesh. E' fidanzata, innamorata e felice. Pensa di sposarsi. Una sera torna a casa dal lavoro con un'amica. L'amica, qualche tempo prima, ha rotto il fidanzamento. Camminano vicine, parlando di tutto e di niente. Ridono. Sono giovani e allegre. All'improvviso qualcuno getta loro addosso del liquido. Non è acqua. E' acido. Tàhmina ha il viso devastato, l'amica perde anche la vista. Il futuro, quella sera, muore per sempre. Addio fidanzato, addio lavoro, addio dolce sorriso. Poi incontra Clarice Felli. Clarice la porta a Roma e mobilita la sua associazione per assisterla e curarla. Viene sottoposta, in un anno, a dodici interventi chirurgici nel Reparto grandi ustionati dell'Ospedale Sant'Eugenio. Ritrova fiducia e alla fine del suo percorso terapeutico può di nuovo sorridere. Non si vergogna più del suo aspetto e decide di ritornare nel suo paese. Tàhmina adesso è di nuovo in Bangladesh e lavora in una struttura dove aiuta le ragazze colpite dall'acido. Al Sant'Eugenio opera il dottor Francesco Bellezza, altra generosa "colonna" di "Smileagain". Si prende cura delle "donne senza volto" per ricostruirne i lineamenti e seguirne il destino. E' il punto di riferimento delle attività medico-scientifiche dell'associazione: "Hanno paura di mostrare la loro faccia perché spaventa specialmente i bambini. Per questo cercano di nascondersi. Con la chirurgia plastica e con tanto amore cerchiamo di ridare loro la volontà di vivere e il coraggio di mostrarsi. Assieme al viso dobbiamo ridonare loro la femminilità". Alcuni mesi fa , accogliendo l'appello della scrittrice pakistana, Clarice Felli e Francesco Bellezza, accompagnati dal dottor Giuseppe Losasso e dalla dottoressa Isabella Torossi dell'Ospedale S. Maria della Misericordia di Udine, hanno organizzato un viaggio in Pakistan per avviare una collaborazione con l'Italia negli interventi di chirurgia plastica ricostruttiva per grandi ustionati.

ANCHE FINI SOCIO DI SMILEAGAIN
Con il sostegno di Tehmina Durrani, "Smileagain" è ora presente in tredici strutture, locali dove un'altra donna pakistana, Massarat Musbar, ha istituito un servizio di accoglienza e di recupero delle ragazze ustionate con acido. Al ritorno dal viaggio, Clarice e Francesco sono andati a trovare il Vice Presidente del Consiglio, Gianfranco Fini. Una visita lontano dai riflettori, per parlare dei bisogni e dei problemi delle donne senza volto. Scopriamo che Gianfranco Fini è socio da tempo di "Smileagaian". Sostiene con passione l'attività dell'associazione a livello istituzionale, come nel caso della collaborazione con il Pakistan e, silenziosamente, con un personale contributo economico. Curare le donne ustionate ha costi elevati: per ognuna servono decine di interventi di chirurgia plastica che si protraggono anche per anni e poi ci sono i viaggi, l'ospitalità, l'assistenza. Le prime ragazze del Bangladesh Clarice le ospita a casa sua. Per non lasciarle sole durante il giorno le porta con sé in studio. Qui possono stare in compagnia. Cercano di rendersi utili facendo le fotocopie e si distraggono vivendo come in una comunità. Ma questa non può essere una soluzione duratura. C'è la necessità di organizzare l'accoglienza in maniera adeguata e stabile. E' inoltre imminente l'arrivo della scrittrice Tehmina Dun-ani che sta per portare in Italia un'altra "donna senza volto", Falera Younas.

E VELTRONI TROVA LA CASA
A questo punto Clarice Felli, armata della sua determinazione e aggressività, va dal Sindaco Veltroni a chiedere una struttura con dei locali per le ragazze da curare. Walter Veltroni la "disarma". E' gentile e disponibile. In breve tempo trova un appartamento da destinare alle donne extracomunitarie in difficoltà e, con l'apporto dell'Assessore alle pari opportunità Mariella Gramaglia, viene istituita la "Casa dei Diritti Umani". Attualmente due giovani pakistane che hanno subito la violenza dell'acido sono ospiti del Comune di Roma. Si stanno sottoponendo a continui e dolorosi interventi di chinirgia plastica ricostruttiva nell'Ospedale S. Maria della Misericordia di Udine, grazie al fondo umanitario della Regione Friuli Venezia Giulia che sostiene già da oltre due anni l'attività di "Smileagain". Una delle ragazze si chiama Fakra Younas. La sua storia straordinaria è un intreccio turbinoso che brucia in pochi anni la sua vita tra favola e tragedia, tra sogno ed incubo. Nasce nel 1980 a Karachi in una famiglia di artisti. La madre è ballerina, il padre cantante e così i nonni e gli zii. Lei diventa ballerina ed attrice. A diciannove anni Fakra è già molto famosa in Pakistan. Ha girato due film e danza nei teatri più prestigiosi ed importanti. E' anche una ragazza-madre e questa condizione nel suo paese la penalizza. Ma è brava e bellissima. La vita non può che sorriderle. Un giorno, ad uno dei suoi spettacoli, è presente un personaggio molto potente. Ha trentatre anni, è figlio di un ex Primo Ministro ed è anche Sindaco di una delle città-simbolo del Pakistan. Si invaghisce della bella Fakra ed incomincia a corteggiarla. Si frequentano, si innamorano e diventano protagonisti della cronaca rosa. Lui decide di sposarla. Sembra una favola. Si sposano. La cerimonia è sfarzosa e spettacolare, la popolarità dei protagonisti è grande. I giornali e le televisioni ne fanno un evento. Dopo qualche tempo Fakra viene a sapere, per caso, che il potente marito ha già avuto quattro mogli e che, dauna di queste, non è nemmeno divorziato. Chiede delle spiegazioni, ma viene derisa e violentemente picchiata. Da questo momento diventa una "vigilata speciale" ed è costretta a vivere come una reclusa. Tra continue scene di violenza scopre che anche il figlio viene picchiato. Riesce a scappare dal palazzo con il bambino e si rifugia da sua madre. Il marito assume un atteggiamento remissivo per convincerla a tornare a casa, ma in realtà prepara la "punizione".

I MIRACOLI DI CLARICE
Una mattina all'alba, circondato da tre guardie del corpo, irrompe nella stanza dove Fakra dorme assieme al figlio e alla sorella e le getta sul viso l'acido. In ospedale la informano che non è la sola ad essere stata sfigurata in quel modo: in Pakistan ogni anno ci sono oltre 500 casi ufficiali, più tutti quelli mai denunciati. Allora fa una cosa che mai nessuna donna aveva fatto nel suo paese: denuncia il marito. Ma il reato in Pakistan è configurato tra le lesioni semplici, ed il personaggio è troppo potente per intimidirsi. Fakra, disperata, si mette in contatto con una donna che oramai è diventata un simbolo nella difesa dei diritti delle donne in Pakistan, la scrittrice Tehmina Durrani, autrice del libro "Schiava di mio marito" che l'ha resa famosa nel mondo. Ma Tehmina Durrani è stata una delle mogli dell'ex Primo Ministro, protagonista del suo libro-denuncia e padre del marito di Fakra. La scrittrice si adopera per far uscire la giovane dal paese e per farla operare in Italia. Naturalmente il marito si oppone. Fa segregare Fakra in un villaggio sperduto, controllato dal suo clan e ne fa sparire le tracce. Tehmina Durrani riesce a trovare dov'è e con l'appoggio della stampa internazionale convince l'attuale Capo del Governo a consentire che Fakra e suo figlio possano partire per l'Italia. In Italia Tehmina Durrani ha una grande alleata: Clarice Felli. Clarice si prende cura di Fakra e del bambino. Attualmente la giovane artista pakistana ha già subito otto operazioni di chinirgia plastica ricostruttiva. Molte altre dovrà subirne ancora, ma sta lottando con tutte le sue forze, anche per suo figlio. Oggi, per le donne del suo paese, è un esempio di riscatto e di speranza. I "miracoli" di Clarice Felli non si fermano qui. Con la sua associazione, "Smileagain", sta sostenendo la delicata azione politica che Tehmina Durrani conduce nel suo paese perché la violenza orribile dell'acido diventi un reato severamente perseguito e punito ed anche perché alle donne vengano riconosciuti finalmente pari diritti. Alcune settimane fa il Sindaco di Roma, Veltroni, ha fatto un'altra bella sorpresa a Clarice Felli: le ha conferito il prestigioso Premio "II Campidoglio" per la solidarietà sociale. Clarice ne è ancora sorpresa: "non riesco a capire cosa ho fatto di così importante per meritarlo". Noi sì, lo abbiamo capito. Anche Gianfranco Fini e Walter Veltroni lo hanno capito: per questo ci fanno sperare ancora che la società possa riuscire a proteggere i più deboli e che la politica possa diventare amore per il prossimo.

Loris Facchinetti
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